Warlock Master of the Arcane – Recensione
Genere: Strategico, TBS
Punti di Forza
Punti Deboli
Altro giro, altra corsa: gli amici svedesi della Paradox ci presentano Warlock Master of the Arcane, nuovo strategico sviluppato dal team Ino-Co Plus che ci porterà in un magico mondo fantasy pieno di scontri, pericoli ed esagoni. Filmato, e poi giù a recensire! Mondi inesplorati, terre esagonali, palle quadrate Warlock Master of the Arcane è [...]
Altro giro, altra corsa: gli amici svedesi della Paradox ci presentano Warlock Master of the Arcane, nuovo strategico sviluppato dal team Ino-Co Plus che ci porterà in un magico mondo fantasy pieno di scontri, pericoli ed esagoni. Filmato, e poi giù a recensire!
Mondi inesplorati, terre esagonali, palle quadrate
Warlock Master of the Arcane è uno strategico a turni che ci mette nei panni di un grande mago – il warlock del titolo, appunto – il quale dovrà imporre il proprio dominio sul territorio, sconfiggendo i suoi rivali più acerrimi e mantenedo buone relazioni di vicinato con i concorrenti meno bellicosi. Il gioco è in pratica uno skirmish gigante, deficitando interamente di una campagna o di uno story mode – nonostante questo, esso è dotato comunque di un ricco background che trapela dalle lunghe e dettagliate descrizioni di ogni unità e costruzione. All’inizio di ogni partita saremo chiamati a scegliere il nostro alter ego – da personalizzare o scelto tra alcuni personaggi prefabbricati mediamente carismatici – per poi decidere le statistiche del terreno, e poi ancora…via, a costruire e mazzurellarci in santa pace. E dunque, andiamo a parlare del gameplay. A margine, ricordiamo che il gioco è solo in single player.
Padroneggiare strategie
Il gioco si presenta complesso e ricco di variabili, tutte cose che andrebbero spiegate in condizioni base, figuriamoci in questo evo ricco di possibilità di tutorial e guide di genere. Appunto. Benvenuti al primo esempio di tutorial spastico: in pratica la “voce narrante” – dall’accento scozzese alcoolizzato, da far sembrare Gordon Ramsey un accademico della Crusca – ci guider
à solo quando cliccheremo determinate funzioni. Se per caso non notiamo un’icona, non sapremo mai a che cavolo servirà, e via discorrendo. In ogni caso, le spiegazioni a voce comunque non è che siano tanto utili. Più in generale, la confusione regnerà sovrana per gran parte delle battute iniziali, durante le quali non capiremo bene cosa fare, dove andare, chi guidare e soprattutto come cavolo espandere i nostri possedimenti. Eppure, una volta tornati in noi, ci renderemo conto che le cose sono molto interessanti. Partiremo da una città base (la capitale) con confini delimitati entro cui costruire e un paio di unità di guerrieri. Bisognerà basare le proprie azioni gestionali su tre risorse: oro, cibo e mana. Ogni costruzione o unità avra un costo vivo in una di queste materie prime, sia esso costante o una tantum. Dovremo tenere d’occhio anche la popolazione cittadina (che andrà sfamata!): essa crescerà ogni turno, e solo quando il suo livello supererà un certo scaglione potremo costruire un nuovo edificio – quindi occhio a cosa costruite, non cazzeggiate! Il tech tree degli edifici – e, conseguentemente, delle unità – è molto lungo e complesso, molto più che nella media degli altri strategici. A pesare sarà anche il tipo di terreno ove costruirete qualcosa, senza dimenticare che alcuni edifici necessiteranno obbligatoriamente di specifici requisit del terreno per venire tirati su. Avremo un particolare carnet di incantesimi da lanciare (e ricercare prima di lanciare): ogni spell potrà partire ogni X turni, ed avrà uno specifico costo in mana.
L’elevata varietà è riscontrabile anche nella gamma di unità, molto eterogenea per tipologia, caratteristiche e aspetto estetico; avremo inoltre la possibilità di costruire navi, aeronavi e di evocare grandi mostri. Notare che anche il semplice esplorare il mondo senza incontrare i nemici “ufficiali” potrà causare danno alle nostre truppe: le mappe saranno spesso stracolme di mostri selvaggi sempre pronti a farci la pelle in ogni momenti, grazie a un respawn a dir poco…selvaggio, spesso anche sotto il nostro naso e il nostro culo peloso. Ricordiamo inoltre l’implementazione di un semplice sistema di diplomazia, che ci permetterà di temporeggiare l’entrata in guerra contro l’uno o l’altro arcimago rivale, al costo di qualche moneta d’oro o punto mana.
Nonostante alcune defaillance tecniche (di cui parleremo nel prossimo paragrafo) l’esperienza di gioco è comunque interessante, specie se il genere vi attrare – in caso contrario, potrebbero esplodervi i marroni. La profondità è davvero alle stelle mentre la difficoltà (5 livelli da scegliere) offre sempre una sfida di buon livello: bisogna rendersi conto che ogni scelta pesa davvero, anche la più semplice, e che si dovrà scegliere ogni mossa con lungimiranza se si vorrà evitare la temuta figura di pupù al cospetto dei nostri avversari.
Note tecnologiche
Dal punto di vista tecnico, siamo davanti ad alti e bassi. Il gioco è di per sé molto stabile, e questo è un bene. Gli autosave aiutano e non creano pasticci; le animazioni sono discretamente fluide. In linea generale, il comparto grafico si rivela sufficiente: non brutto a vedersi, alle volte rischia di essere poco chiaro, specie quando le unità passeggiano su esagoni edificati. Le musiche e gli effetti sonori sono discreti, mentre in alcuni casi il doppiaggio scade nel farlocco.
Il sistema di controllo è totalmente da rivedere. Il puntato è poco preciso e sensibile e in più, contrariamente a tanti giochi strategici, il click sinistro del mouse serve SIA a selezionare truppe/città SIA a impartire ordini. Scena tipica: scelgo i fanti ratti scureggioni; li faccio spostare tatticamente di un esagono in avanti; voglio controllare la costruzione della torre del mago in riva al mar e vado a cliccare sulla città; il puntatore punta a cazzo e mi fa tornare indietro la truppa. Fine turno, il livello di difficoltà perdona poco e rimango fregato con i confini senza difensori.


































































