The Last Story – Recensione
Genere: J-Rpg, Rpg
Punti di Forza
Punti Deboli
The Last Story, ovvero l’ultima storia. Il paragone con un altro titolo dal nome simile vien da se. D’altronde le varie fantasie finali sono sempre state un metro di valutazione per qualsiasi altro titolo che aspira a rientrare nella categoria dei JRPG (Japanese Role Playing Game) e non gli si può dare torto, dato che [...]
The Last Story, ovvero l’ultima storia. Il paragone con un altro titolo dal nome simile vien da se. D’altronde le varie fantasie finali sono sempre state un metro di valutazione per qualsiasi altro titolo che aspira a rientrare nella categoria dei JRPG (Japanese Role Playing Game) e non gli si può dare torto, dato che è un genere che quasi hanno fondato.
I motivi per accostare questi due titoli però non finiscono qui. Sebbene l’anonimo nome della casa sviluppatrice: “Mistwalker” può lasciare perplessi, molti meno dubbi lascia il nome che sta dietro questa casa di produzione, ossia Hironobu Sakaguchi. Per i meno fanatici, vi informo che costui è il signore che ha creato Final Fantasy e li ha diretti fino al quinto capitolo. La Mistwalker è infatti la sua casa di produzione, fondata nel 2004 dopo essersi ritirato dalla Square.
Già adesso le premesse hanno aggiunto un peso decisamente più rilevante, non che ci volessero le mie parole a dare importanza ad uno dei titoli punta della Wii che sin dalla sua uscita in giappone è stato ostinatamente atteso e preteso da noi giocatori d’oltreoceano. A tal proposito le conferme e le smentite della localizzazione “PAL” sono state tante e scombussolate, ma alla fine eccolo qui sui nostri scaffali e noi siamo pronti per dirvi se ne vale o meno la pena.
La wii in alta definizione
Partiamo dalla prima cosa che salta all’occhio, ossia la grafica. Debbo infatti motivare un pretenzioso dieci nella valutazione della scheda e lo faccio subito dicendo che questo, a mio parere, è il massimo risultato che si può ottenere con il modesto hardware grafico della Wii. Ad avvalorare queste mie parole c’è la necessità di una tv in grado di raggiungere i 60 Hz, per far funzionare il gioco.
Altro aspetto degno di nota che faccio rientrare nella valutazione della grafica è lo “stile”. Una delle carte vincenti dei JRPG più importanti, è sempre stata uno stile molto marcato nel design dei personaggi e del mondo. Pensiamo alle ambientazioni e personaggi maniacalmente dettagliati dei vari Final Fantasy, oppure la matita del famosissimo Akira Toriyama che da sempre accompagna i vari Dragon Quest. Anche Last Story si presenta con uno stile tutto suo che va dal design dei personaggi, alle bellissime immagini contenute nei menu del gioco. In poche parole: quanto si poteva fare dal punto di vista grafico è stato fatto, forse anche troppo, dato che nei momenti più caotici dove lo schermo è pieno di nemici e magie, si verificano dei fastidiosi rallentamenti.
Alla ricerca di novità
Il gamepla
y, per quanto riguarda il combattimento, è una diretta risposta alle critiche di chi accusava i JRPG di essere ormai schiavi del vecchissimo e abusatissimo combattimento a turni. The Last Story inventa un nuovo tipo di combattimento più improntato sullo stealth/action. Cosa significa? Più facile giocarlo che descriverlo. Controlleremo il personaggio principale (e solo quello) muovendolo sul campo di battaglia e attaccando i nemici come fosse un normalissimo action, ma ad approfondire questo tipo di gioco ci sarà ad esempio la possibilità di nasconderci dietro degli ostacoli. Questo ci permetterà di aggirare i nemici per coglierli alle spalle, sferrare agguati, ripararci dagli attacchi a distanza, attirare le sentinelle di pattuglia fuori dalla loro ronda e tante altre cose. Il personaggio principale è dotato di una balestra che se utilizzata sposta la visuale dalla terza alla (quasi) prima persona, consentendoci di decidere con precisione quale punto punto colpire. Lo stesso meccanismo potrà essere utilizzato per sfruttare il campo di battaglia a nostro vantaggio. Se ad esempio vediamo che un ponte su cui si trovano dei nemici può cedere sotto i colpi della magia, inquadrandolo con la balestra potremo dare l’ordine al mago del gruppo di sfruttare quella tattica. Ancora, bracieri o bombe sparse sul campo di battaglia possono essere colpiti e fatti cadere strategicamente contro i nemici. Questo, oltre a danneggiarli, creerà delle zone sul terreno grazie al quale potremo infondere proprietà elementali alle armi che avremo in pugno.
Il sistema di combattimento non è complesso da padroneggiare e gli scontri sono abbastanza semplici e divertenti. L’unica critica che
mi sento di muovere è la poca necessità e possibilità di elaborare strategie in battaglia. Primo perché il ritmo frenetico dell’azione ci impedisce di sfruttare a pieno tutte le potenzialità, secondo perché il più delle volte basterà abbinare in ripetizione schivate e fendenti, o addirittura lasciar fare ai propri compagni, per uscire vittoriosi dal combattimento. Fanno eccezione gli scontri contro i boss, dove saremo costretti a capire esattamente cosa bisogna fare, per cercare di aggirare le resistenze ai normali attacchi.
Semplice, ma efficace
Come in tutti buoni JRPG esplorare il mondo non ci servirà solo ad ammirare il paesaggio, ma anche a trovare missioni e oggetti sparsi dappertutto. Ci saranno i soliti “vai e portami” oppure qualcosa di più originale come “trova le monete che ho nascosto” (grazie alla visuale in prima persona della balestra). In generale saranno cose sbrigative e facili da risolvere, dimenticatevi le quest impossibili che richiedono il giro del mondo o la sconfitta di mostri immortali. Tutto quello che queste missioni hanno da offrire, sono solo poche ore di svago al di la della trama principale.
L’equip si divide in armi e armature. Le armi saranno varie, ma tutte classificabili in due tipi: daga per i maghi e spada per i guerrieri, con l’aggiunta della balestra per il protagonista. Ogni arma avrà un suo aspetto e degli effetti specifici, ad esempio una percentuale di probabilità di rubare oggetti agli avversari, oppure la possibilità di fare più danni ad un determinato tipo di creature.
Le armature saranno molte di meno e gli effetti secondari li otterremo solo dopo che le avremo potenziate parecchio. Come le armi, anch’esse contribuiranno al look del nostro personaggio, ma non solo, potremo anche colorarle a nostro piacimento. Andando avanti nel gioco si troveranno nuovi colori, tra cui anche un maliziosissimo “trasparente” e non aggiungo altro in merito
Il cammino di un cavaliere
La storia ruota attorno ad un piccolo gruppo di giovani mercenari, più nello specifico, ad un ragazzo di nome Zael, che da sempre sogna di diventare un cavaliere. Questa possibilità gli verrà offerta dopo che, durante una missione con i propri compagni, entrerà in possesso di un misterioso potere chiamato l’ignoto. Ben presto farà la conoscenza della bella Calista, ultima discendente della casata che regna sull’isola di Lazulis, e… beh… diciamo che il romanticismo di offrire aiuto ad una principessa in fuga dal proprio matrimonio è qualcosa a cui pochi “eroi” sanno resistere. Dietro di loro si intrecceranno giochi di potere e si risveglierà l’antica guerra tra umani e Gurak, tutto misteriosamente legato alla discendenza di Calista e al potere dell’ignoto. Ho già detto troppo, il resto sta a voi scoprirlo.
Posso solo dire che i personaggi, per quanto “classici”, sono ben rappresentati. In particolare l’affiatamento e la simpatia del gruppo di mercenari di cui Zael fa parte vi catturerà fin da subito, lasciandovi respirare l’amicizia che li lega l’un l’altro.
COMMENTO FINALE
Last Story è esattamente quello che pretende di essere: uno dei migliori giochi di ruolo apparsi sulla Wii. La poca concorrenza con titoli di ugual spessore lo pone automaticamente sul podio della console e in corsa con i migliori giochi di ruolo di ultima uscita. La trama è un pò frammentaria dato che ogni tanto salta da un evento all’altro, con una voce narrativa a coprire i buchi, ma risulta comunque piacevole e avvincente. Il meccanismo di gioco è forse un pò troppo semplice per quelli cresciuti a pane e JRPG, ma non manca di divertire. Nel complesso è un ottimo titolo, non fa gridare al capolavoro, ma ci strappa dalle labbra un soddisfatto “finalmente!”.



































































10 Alla grafica? Ma dai, è su Wii, che sfrutta appieno le capacità della console, nessun gioco nemmeno su PC è da 10 alla grafica.
A volte sì, ora non so riguardo a tale titolo da poco avvezzo Wiiaro, ma se è fatta a mano, incollata, pitturata e fotografata più volte per fare gli effetti sì – vedere rece di The Dream Machine
La valutazione grafica va rapportata alla console su cui gira. Se dovessi dare un giudizio assoluto qualsiasi gioco dello snes, ora che siamo negli anni della play3, riceverebbe un due massimo, il che non ha senso.
Se un gioco sfrutta al 100% l’hardware della console e ne tira fuori il massimo della grafica possibile, può prendere anche 10. Chiaro poi che una console con la grafica limitata come la wii è più facile da valutare rispetto ad una play 3 o un PC che in quanto a limiti di grafica ormai ne hanno ben pochi.