Saints Row The Third – Recensione
Genere: Action, Free Roaming, Terza Persona
Punti di Forza
Signori, è ufficiale: la sfida a GTA è stata lanciata in grande stile. Gli amici della Volition con il loro Saints Row: The Third sono del tutto intenzionati a fare alla saga rivale il proverbiale “culo a cappello di prete”. Filmato, e poi pronti a divertirci con la fiera della tamarragine. Truzzo power Nato come gioco d’azione in terza persona [...]
Signori, è ufficiale: la sfida a GTA è stata lanciata in grande stile. Gli amici della Volition con il loro Saints Row: The Third sono del tutto intenzionati a fare alla saga rivale il proverbiale “culo a cappello di prete”. Filmato, e poi pronti a divertirci con la fiera della tamarragine.
Truzzo power
Nato come gioco d’azione in terza persona “leggermente ispirato” a GTA 3, Saints Row giunge finalmente al terzo, attesissimo episodio, sulla carta in grado di stracciare il “ricordo” del blasonato rivale. A parte la “fanboyate”, parliamo del gioco Volition “in sé”: ambientato cronologicamente dopo il secondo, il gioco vede i 3rd street Saints divenuti ormai straricchi, grazie a un impero mediatico e di merchandising basato su di una serie improba – e improbabile - di prodotti a loro marchio. Questo idillio urbano viene interrotto dall’arrivo del Syndicate, unione di gang accomunate dallo scopo di mandare a quel paese i Saints una volta per tutte e in maniera eccessivamente violenta. Ed è qui che inizia la nostra avventura criminale, tra sparatorie, rapine e…corse in costume adamitico. Ma andiamo per ordine.
Il gioco è free roaming (ma questo lo sapevamo già): per far andare avanti la trama, basterà selezionare la nuova missione assegnataci dai nostri amici della gang, ma se non abbiam voglia di seguire la storia basterà scegliere uno degli obiettivi secondari – tutto reperibile su di un menu rappresentato da uno smartphone – o semplicemente girare per la città a fare casino. Una volta compiuto un obiettivo o missione, se ne sbloccheranno degli altri, sempre piacevolmente intervallabili dalla possibilità di infinito cazzeggio per le strade cittadine, a piedi o in auto: la tentazione di vagare in cerca di una rissa o di un bazar sarà sempre molto forte, vista la grande “offerta” di attività alternative che le vie di Steelport – la città fittizia in cui è ambientato il gioco – hanno da offrire.
Trotterellando da un marciapiedi all’altro, avremo la possibilità di intraprendere numerose altre attività (chiamate “modalità” ingame) di vario grado di illiceità, semplicemente raggiungendo il corrispondente marker sulla mappa e pigiando il tasto azione. Le possibilità sono molte, e tutte tendenti al folle e assurdo: potremo devastare un quartiere stando alla guida di un carro armato, farci investire dalle auto e guadagnare cash truffando l’assicurazione, scortare spacciatori e tanto altro. Ognuna di queste modalità si svolge in un tempo limite (tipo “truffa l’assicurazione per 200mila dollari in 3 minuti): una volta raggiunto il traguardo imposto - misurato in vittime o soldi - si ottiene un bonus in contanti e, ovviamente, rispetto.
Cafon Nation
Il panorama della città non è solo affollato di cose da fare e di persone (che si menano, sparano, litigano e tamponano in continuazione), ma anche di simpatici negozi utili a elevare il fattore personalizzazione del gioco: sin dall’inizio, al momento di creazione del nostro alter ego criminale, potremo determinare con grande dettaglio lineamenti, fisico, abiti, tatuaggi e persino l’underwear, alias i mutandoni – esterno e contenuto! Durante il gioco, i vestiti potranno essere cambiati nei negozi di abbigliamento locali, i lineamenti saranno mutabili e deformabili dal primo chirurgo plastico che si trova e via discorrendo – il tutto, ovviamente, al giusto prezzo in denaro. Metà dell’esperienza di gioco sarà fatta al volante: discreto il numero di modelli disponibili da guidare, modificare e ovviamente rubare – ogni auto ovviamente avrà una guidabilità propria, per amor di varietà. Non dimentichiamo che sarà possibile guidare anche motoscafi, aquascooter e mezzi volanti.
Sarà possibile sviluppare il personaggio tramite un classico sistema di livelli, chiamati qui “rispetto”, per mantenere il tono da bassifondo camorristico. Il rispetto aumenta ad ogni omicidio, missione compiuta o atto criminale portato a termine con successo.
Le altre features del gioco sono numerose, ma francamente è pure inutile continuare a parlare di modalità di gioco. Ok, forse magari sarebbe utile dire due cose sullo “whored mode” in cui si devono affrontare wave di nemici tra cui un’intera ondata di zoccole – metaforiche, non i topi – assassine, ma evitiamo. Meglio, usiamo questa nota come spunto per parlare del vero punto di forza del gioco: il delirio. Saints Row The Third non è una profonda riflessione sulla vita criminale o un delirio introspettivo su…boh, qualcosa. Saints Row The Third è la quintessenza della presa per il culo di queste cose citate e…di qualsiasi altra cosa abbia a che fare con sparatorie e inseguimenti: è un mix psichedelico di cliché e parodia caciarona dell’hard boiled, ove tutto è clamorosamente esagerato, violento ed esplosivo – non metaforicamente parlando. Tutti sono armati fino ai denti, tamarri fino alle mutande e soprattutto violenti in eccesso e a sproposito: le cafonate abbondano, tutto è gioco di parole a doppio senso (anche triplo) se non diretto. Ogni azione violenta ha conseguenze esagerate: i piccoli tamponamenti fanno volare auto e pedoni, possiamo abbatere nemici e civili con mosse di wrestling senza motivo – impagabile il tasto per il “colpo alle palle” - e si può mitragliare dal finestrino dell’auto mentre si guida…ovviamente senza riuscire a colpire un tubo. Dagli inseguimenti in elicottero, scortando i nostri amici mentre brandiamo un bazooka, fino a quelli su delle macchinette elettriche in aeroporto, le situazioni di gioco sono molto varie e la follia ha pochissimi limiti. E, in breve, tutto è un gigantesco circo dalle molte, casinisticamente divertenti possibilità.
Tecnologia rubata
Dal punto di vista tecnico, il gioco se la cava alquanto bene. La grafica è buona, si comporta molto bene sia in ambito personaggi che fondali con poche sbavature. Applausi per la colonna sonora: potremmo scegliere tra 8 stazioni radio mentre siamo alla guida, ognuna a tema e ricca di nomi famosi, tra i quali ricordiamo Kanye West, Deftones, Opeth e Run DMC, senza dimenticare i pezzi di musica classica che spaziano da Rossini a Chopin. Ottimo anche il doppiaggio, vivace e adeguatamente sopra le righe come la situazione richiede, anch’esso arricchito da nomi noti come quelli di Daniel Dae Kim (uno dei tizi di Lost) e Hulk Hogan. Per i più arrapati segnaliamo che la nota zozzona Tera Patrick è stata sostituita dall’altra celebre pornostar Sasha Grey.
La versione italiana è interamente sottotitolata, con qualche sbavatura messa “ad arte” nelle schermate di testo iniziali – giusto per dare un biglietto da visita a mo’ di tassello di carta igienica usata - ma accettabile in media.
Il sistema di controllo è buono, reattivo al punto giusto e senza indecisioni. Qualche piccola pecca rimane in alcune occasioni di uso del tasto azione ove sono possibili due diverse azioni da fare – tipo entrare in auto o avviare una modalità. Da raffinare anche il sistema di sparo durante la guida, ancora un po’ troppo cazzeggione.

































































