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Run – Recensione

 
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Dettagli Gioco
 

Genere:
 
Publisher:
 
Sviluppatore:
 
PEGI:
 
Piattaforme:
 
Data di Uscita: 21/06/2012
 
Distributore: Desura
 
Prezzo: Gratis o 2,99 euro
 
Grafica
2.5


 
Sonoro
6.0


 
Giocabilità
1.0


 
Carisma
1.0


 
Longevità
3.0


 
Total Score
2.7
2.7/ 10


User Rating
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Estratto

Run di Chris Withman. Preparatevi ad una nuova escursione nella diarrea come non facevamo da tanto. Video, poi review. Poi tutti al bagno. Corri…ed è meglio che non diciamo dove Già la schermata del titolo promette male, con un logo che pare un po’ troppo ispirato al Norton Antivirus, ma tant’è. Run ci mette nei [...]

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Posted 9 agosto 2012 by

 
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Run di Chris Withman. Preparatevi ad una nuova escursione nella diarrea come non facevamo da tanto. Video, poi review. Poi tutti al bagno.

Corri…ed è meglio che non diciamo dove

Già la schermata del titolo promette male, con un logo che pare un po’ troppo ispirato al Norton Antivirus, ma tant’è.

Run ci mette nei panni di un isolato eroe che, su suggerimento di uno straniero misterioso, dovrebbe sfidare una sorta di “esseri” o non si capisce bene cosa al fine di prevenire la distruzione del suo villaggio, del suo mondo e delle panetterie. A dirla tutta, il gioco non inizia nemmeno troppo male, anzi: l’azione si suddivide sostanzialmente in due fasi alternate, di cui una dedicata al platforming verbale (sì, avete letto bene…dopo vi spiego) e un’altra composta da sezioni ispirate a “grandi giochi del passato”. Ma del passato remoto, molto remoto…c’è persino Snake di mezzo. No, non intendo Metal Gear…intendo proprio lo Snake che c’era integrato sui cellulari Nokia ante litteram.

Confusi? Tranquilli, la situazione non farà altro che peggiorare. E tanto. Ma passiamo al gameplay che è meglio, magari ci capiamo qualcosa.

Onirismo anale

I livelli di cui si compone il gioco vengono definiti come “sogni”, sorta di trip acidi in cui il protagonista cerca di scoprire di più di alcuni misteriosi invasori con mire distruttive come accennato sopra. Ogni “sogno” è diviso in due parti dal gameplay distinto. La prima parte è una sorta di platform, in cui dovremo camminare su delle…parole. Esatto, le piattaforme sono parole – e l’unica buona idea del gioco. Tale lungo testo/piattaforma seguirà varie evoluzioni manco fossimo in un calligramma di Apollinaire: la parola “attraversare” ci porterà a mo’ di traghetto dall’altra parte dello schermo, la parola “cadere” sarà una piattaforma che cade e via discorrendo. Alla fine di ognuna di queste sessioni, raggiungeremo un metaforico (o no?) sole, che avvierà la seconda parte del sogno.

Tali seconde parti avranno un gameplay misto di uno o più giochi dei primordi del settore videoludico. Snake, Space Invaders e simili, per intenderci. A sessione onirica finita, vi sarà un altro “intermezzo” stile rts tarocco in cui dovremo guidare i nostri concittadini del villaggio a zappare la terra, approfittando dei 2 minuti di sole da noi recuperati nel sogno. Scopo del gioco: raccogliere cibo a sufficienza per non far morire nessuno…inutile dire che toppare significherà far morire di inedia i vari contadini. Ma in fondo, a chi frega? Una volta chiuso anche questo intermezzo agricolo, partirà un nuovo sogno, in cui scopriremo altri dettagli della pseudo-trama.

Due note al volo: ci sono vite infinite (eh beh, il gioco è narrativo), il livello di difficoltà è sotto i tacchi, per poi schizzare in alto grazie alla totale inefficienza del sistema di controllo, unita a una generica sensazione di “ma che cazzo devo fare?” derivante da molte delle situazioni che ci si troverà ad affrontare. L’unica idea buona (quella delle piattaforme verbali), oltre a stancare già dopo dieci maledetti secondi, affonda in un marasma di incompetenza tecnica e generica inutilità.

Per concludere…

Ciò detto, ci sarebbe da parlare del comparto tecnico. Andiamo al sodo: non vi è un sistema di salvataggio, le animazioni sono pessime e la grafica è più che scarna, con alcune digressioni nel fanta-horror (tipo bocche e occhi fluttuanti che ricordano più che altro dei testicoli giganti) che nemmeno Uwe Boll avrebbe avuto la faccia tosta di utilizzare. La musica è alquanto soporifera, per quanto non brutta quanto la grafica. In tutta questa tetra cornice, spicca come colonna di merda il sistema di controllo (tutto basato su freccette+spazio): la risposta è lenta, l’efficacia è poca e, più in generale, è una cagata pazzesca. E sì, spesso il gioco scatta pure. Tanto per gradire.

 

 

Commento Finale

Run è l’ennesimo non gioco totalmente privo di senso, che cerca di circuire il giocatore con un onirismo di “noialtri” per nascondere limiti di ogni genere  e incompeteneza di sorta. Fuggite a gambe levate da questo titolo, a meno che non abbiate seri problemi di stipsi da risolvere.

Giuliano Luongo

 
Giuliano Luongo
Riassumere il proprio profilo in poche parole è una grande sfida: farlo bene significa dimostrare le proprie capacità scrittoriali. Quindi, sappiate di me che io...ehhh...uhhm...boh. Videogiochi, cose simili.