Mac Guffin’s Curse – Recensione
Genere: Puzzle Game
Punti di Forza
Punti Deboli
Il nome Sokoban vi dice qualche cosa oppure pensate che sia un piatto a base di sushi? Se siete nel secondo caso, sta a me rinfrescarvi la memoria: stiamo parlando di quel simpatico giochino presente su alcuni cellulari dove dovevamo spostare delle casse sopra a zone ben definite per poter passare al livello successivo, e [...]
Il nome Sokoban vi dice qualche cosa oppure pensate che sia un piatto a base di sushi? Se siete nel secondo caso, sta a me rinfrescarvi la memoria: stiamo parlando di quel simpatico giochino presente su alcuni cellulari dove dovevamo spostare delle casse sopra a zone ben definite per poter passare al livello successivo, e che puntualmente si incastravano tra loro, provocandovi ire e rabbie variegate. Ecco, ora potenziatelo secondo molti punti di vista, romanzatelo un po’ con una storia ed avrete ottenuto Mac Guffin’s Curse, puzzle game dei Brawsome oggetto della recensione che potete leggervi qui sotto.
VA CERCANDO LA FORTUNA, SI TRASFORMA CON LA LUNA
Lucas, ex mago diventato ladro dopo una serie di vicissitudini vissute con il riccone della zona, si prepara per il colpo del secolo, rubando una preziosa collana a forma di lupo: peccato però che su di questa gravi una incredibile maledizione, che lo costringe a trasformarsi in un licantropo al contatto con i raggi della Luna, come nelle migliori tradizioni horror: dovrà quindi scoprire cosa si cela davvero dietro alla commissione di tale furto, scoprendo misteri tra un puzzle e l’altro.
Questa in modo assai conciso la storia del gioco, che utilizza come filo conduttore per esplorare luoghi diversi della città, nella risoluzione di rompicapi che hanno proprio come base quella del sopracitato Bakugan: questa volta però le casse da spostare potranno essere di vario tipo, come batterie da inserire in appositi slot, scatoloni metallici che è possibile spingere ma non tirare, pulsanti ed ostacoli di varia natura. Il protagonista potrà poi alternare la propria natura umana a quella lupesca garantendo per ognuna precise possibilità di azione: Lucas normale si muoverà velocemente e potrà premere pulsanti, aprire porte, infilarsi in strette finestre e scassinare serrature di porte e casseforti; Lucas licantropo permetterà invece, oltre che spaccare alcuni ammassi di pietre, lo spostamento vero e proprio dei cassoni, che si potranno tirare o spingere, ma non riuscendo a passare per alcun uscio e tantomeno superare i canali acquatici.
La trasformazione non è poi casuale, ma avviene solo in particolari punti della mappa, dove premendo un tasto potremo passare da uno stato all’altro. Labirintici schemi ci faranno muovere sino a trovare la giusta combinazione per uscire da ogni stanza, anche se questo molto spesso significa compiere un errore irreversibile, premere il tasto reset e riportare tutto quell’ambiente nel modo di prima; integrato vi è poi un sistema di soluzioni che ci darà indizi sui corretti movimenti o che semplicemente ci dirà per filo e per segno come agire. Giocare con la tastiera al titolo è possibile, ma un gamepad vi faciliterà di molto le cose, facendovi evitare di cercare tasti particolari o di impostarvi da zero tutte le azioni a disposizione.
TECNICHE DI LICANTROPIA
A livello grafico il gioco presenta disegni in stile cartoon davvero simpatici, per non parlare poi degli artwork delle pagine di fumetto che potremo trovare nel corso del tempo: schizzi precisi rappresentano personaggi ben caratterizzati, questo anche grazie ad una divertente ed arguta scrittura dei dialoghi che sarebbero ben stati adatti ad un adventure game in senso stretto. Uguale discorso è possibile esprimere nei confronti del sottofondo musicale, interessante e calzante, ma appunto quasi un po’ sprecato: purtroppo il gameplay, benché supporti una ottima storia, molto spesso scivola nel ripetitivo, il che osservandolo come passatempo da consolle portatile non è un terribile difetto, ma lo diventa parzialmente se provato come un qualsiasi gioco per PC. Ogni tanto pare strizzare un occhio al mondo delle avventure grafiche, portandoci a spostare il protagonista di luogo in luogo in cerca di un particolare oggetto organizzandosi con vere e proprie quest, o inserendo linee e linee di dialogo, senza però affrancarsi mai in senso stretto dalla propria natura di passatempo casual. Non perfettissimo anche il sistema di controllo, dove la navigazione riesce molto bene, ma dove spesso pecca un poco nello spostamento degli oggetti: ammetto che premere un tasto per tirare un qualcosa senza toccarlo subito strania un po’, ma quando ci avrete fatto l’abitudine viaggerete lisci come l’olio e potrete tornare a concentrarvi sul migliore percorso da compiere per chiudere uno dei 150 schemi che ci vengono proposti.


























































