Gateways – Recensione
Punti di Forza
Punti Deboli
Uno scenziato cinquantenne intrappolato nel suo stesso laboratorio, tra scimmie robotiche fuori controllo, laser innocui e pulsanti di ogni sorta, il tutto in un labirintico Portal in due dimensioni pixellanti: questa la descrizione minimalista di Gateways, platform puzzle di casa Smudgedcat , e dove ora ci inzupperemo a capofitto. Apri di qua, esci di lì [...]
Uno scenziato cinquantenne intrappolato nel suo stesso laboratorio, tra scimmie robotiche fuori controllo, laser innocui e pulsanti di ogni sorta, il tutto in un labirintico Portal in due dimensioni pixellanti: questa la descrizione minimalista di Gateways, platform puzzle di casa Smudgedcat , e dove ora ci inzupperemo a capofitto.
Apri di qua, esci di lì
Il paragone con Portal dell’introduzione non è affatto fuori luogo: infatti dovremo guidare Ed, lo scienziato protagonista, verso l’esterno della struttura, muovendolo con la tastiera ed aprendo due portali, uno di entrata e uno di uscita, su pareti e pavimenti mediante click con i tasti sinistro e destro del mouse. In realtà qui già troviamo un qualcosa che non dico non quadri, ma che poteva essere costruito assai meglio: sapete perché Portal sfrutta i colori blu ed arancione? Per distinguere un ingresso ed una uscita; in questo caso invece i tondi di accesso saranno entrambi dello stesso colore, e dovremo capire quale dei due sia quello ancora a nostra disposizione o a memoria oppure osservando un cono fuoriuscente da un portale già sparato, che ci mostrerà la sua vicina uscita: non del tutto utile e dagli effetti visivi spesso psichedelici. Lungo il percorso troveremo poi anche altri marchingegni necessari alla fuga, come una torcia elettrica, uno specchio devia laser o nuovi raggi, questa volta sì di colori differenti, dalle variegate applicazioni, come ingrandirci e rimpicciolirci a nostro piacimento, moltiplicarci o ruotarci di 90°; nascosti per bene ci sono anche alcuni power up utili per potenziare il nostro salto.
Il personaggio avrà poi una serie di ampolle a rappresentare i punti vita: ogni volta che le perderemo tutte, ripartiremo dal più vicino savepoint toccato: a danneggiarci saranno punte, vetri ed animali chiusi dentro capsule robotiche come conigli, scimmie e cervelli generici, ognuno con particolari percorsi di attacco. Per difenderci potremo alla Mario saltare sulle loro teste vitree sino a romperle, ma non sempre sarà operazione facile, ostacolata dalla loro posizione, dall’ambiente circostante o da particolari punti in grado di ricaricarne la vita. Ora addentriamoci però nella cosa più stramba di tutte, ovvero la struttura vera e propria del gameplay.
Rompicapi che, giustamente, rompono il capo
Il labirinto da affrontare non è gigantesco, ma la longevità del titolo aumenta per la sua particolare complessità nell’affrontare le sfide ad ogni angolo: non ci saranno mai punti privi di strategie precise da mettere in campo per poter proseguire, e tutto il percorso sarà un enorme assemblaggio di differenti puzzle piattaforma da risolvere, un po’ come in… indovinate cosa? Esatto, Portal.
Con una nuova arma, ripercorreremo le stesse strade un'altra volta, ma inclinati… sto ufficialmente per vomitare causa senso di perdita totale.
Troveremo ad esempio pareti contro le quali è impossibile aprire portali, o raggi laser innocui ma in grado, se direzionati, di chiudere circuiti per aprire talune porte, e poi tutto un coacervo di bottoni da premere, grate, ponti mobili e chi più ne ha più ne metta. Quando poi la nostra mente si sarà arresa alla centosessantaquattresima volta che tenteremo a vuoto di superare un certo troncone, potremo tentare con il cheat legittimato dal gioco stesso: raccogliendo infatti un numero sufficiente di orbs, o per dirla semplice pallozzi blu presenti lungo i livelli, potremo spenderli in particolari Help Points per farci superare in automatico l’ostacolo.
Gateways si ripete così per tutto il tempo, facendoci sfruttare ogni arma in nostro possesso per proseguire, benché spesso ci si blocchi perché ci manca ancora il giusto meccanismo per proseguire: quante volte, comprando l’Help Point, mi sono visto comparire come scritta “Ti manca ancora una certa cosa per andare avanti”. La grafica in pixel serve a dare un tocco retrò e ad intorcinarci ancor di più la vista tutte le volte che spareremo uno dei nostri raggi portalici, ma in realtà si ripete senza sosta, modificandosi solo come colore delle pareti in tre aree distinte, proprio per non farci perdere completamente; la colonna sonora è di tono medio, con effetti che col tempo imparerete ad odiare.






























































