Dear Esther – Recensione
Genere: Narrativo, Sperimentale
Punti di Forza
Punti Deboli
Sono conscio che quasi nessuno abbia mai sentito parlare della prima versione di Dear Esther, sviluppata come mod del famosissimo Half Life 2. Il gioco soffriva di pesanti problemi di glitch e numerose altre magagne che vanno quasi sempre a minare la bellezza delle produzioni autonome. La nostra intenzione però non è di parlare di quel Dear Esther ma della versione rinnovata prodotta per essere distribuita sulla piattaforma Steam che porta lo stesso nome
Sono conscio che quasi nessuno abbia mai sentito parlare della prima versione di Dear Esther, sviluppata come mod del famosissimo Half Life 2. Il gioco soffriva di pesanti problemi di glitch e numerose altre magagne che vanno quasi sempre a minare la bellezza delle produzioni autonome. La nostra intenzione però non è di parlare di quel Dear Esther ma della versione rinnovata prodotta per essere distribuita sulla piattaforma Steam che porta lo stesso nome. Guardatevi il filmato:
Avete guardato il trailer? Cosa vi aspettate? Se non avete leggiucchiato qualcosa qualsiasi vostra ipotesi sarà quasi sicuramente errata.
Non dovremo far altro che camminare e seguire il corso della storia, perdendoci in luoghi meravigliosi.
Dear Esther non è un gioco, userete il mouse e la tastiera ma non c’è nessuna possibilità di interazione con l’ambiente. In pratica non si può fare nulla a parte muoversi a piedi e osservare da leggermente più vicino gli oggetti.Il gameplay è tutto lì, o meglio il non gameplay è tutto lì. Ci toccherà camminare su quest’isola ascoltando la voce narrante e osservando gli splendidi paesaggi che ci circondano. La mia opinione è che Dear Esther sia un’esperienza narrata: non hanno senso le classificazioni standard per questo titolo, dato che sarebbero tutte sbagliate. La narrazione è di ottimo livello, volutamente confusionaria e contraddittoria, non si capisce veramente quale sia lo scopo o l’intenzione di questo titolo. Durante il nostro girovagare la voce narrante verrà attivata quando raggiungeremo determinati punti, ogni pezzo narrativo è scritto in forma di lettera indirizzata ad una certa Esther di cui non sappiamo nulla di preciso. Senza necessariamente avere molto spirito di osservazione si potranno notare i numerosi circuiti elettronici, molecole chimiche o scritte vere e proprie che sono dipinte con una vernice verde fosforescente su buona parte delle superfici disponibili. Il problema è che sarà molto difficile tracciare una linea logica tra tutto quello che ci viene detto e che troveremo attorno a noi. Vi anticipo che potrete scervellarvi quanto vogliate, ma otterrete solo un mal di testa formato famiglia. L’unico modo è percorrere per intero il sentiero che ci viene proposto e visto il finale farsi un’idea propria della storia.
PAESAGGI
Sono a dir poco stupefacenti, anche gli elementi più piccoli sono piazzati con maestria e le scelte cromatiche sono azzeccatissime. Durante il nostro viaggio vedremo alternarsi paesaggi desolati ispirati a delle isole scozzesi e caverne percorse da fiumi sotterranei e costellate di cristalli che producono effetti davvero fantastici. Il comparto grafico è quindi una gioia per gli occhi e fa da perfetto sfondo alla lettura delle lettere.Capita spesso di tentare di raggiungere un determinato punto per cercare di osservare il paesaggio da una prospettiva migliore e magari catturare l’immagine. Personalmente ho gradito davvero tantissimo la parte delle caverne sotterranee, sono paesaggi da vedere e gli autori meritano un plauso solo per questo.
ELEMENTI CHE CI COMPLICANO LA VITA
Dear Esther è localizzato solamente in lingua inglese, oltretutto non in un tipo di parlata comprensibile al più del pubblico. Le letture sono stracolme di vocabili complessi, metafore e figure retoriche che rendono molto difficoltosa la comprensione all’utente medio. Le ultime notizie parlano di una traduzione in italiano che verrà effettuata a breve, sperando che l’esperienza non venga troppo alterata. Secondo problema: non ci viene data la possibilità di rileggere o riascoltare le sequenze narrative. In caso di passi particolarmente complessi saremo costretti a ricorrere al buon vecchio screenshot per poter analizzare al meglio la narrazione o magari cercare un termine che non conosciamo.
Commento Finale



























































