Blackwell Deception – Recensione
Genere: Avventura Grafica, Punta e Clicca
Punti di Forza
Punti Deboli
Oggi inizio parlandovi di una tazza, una tazza blu per la precisione. Oltre che essere un comodo arnese per le vostre colazioni, si tratta anche dell’icona del programma Adventure Game Studio, un tool versatile e relativamente semplice per la realizzazione di avventure grafiche: ebbene, da ex utente di questo affare, sono rimasto basito nello scoprire che ci fosse proprio lui dietro la serie di Blackwell, e soprattutto al riguardo del gioco di questa recensione, l’ultimo capitolo dal titolo “Blackwell Deception”. La sorpresa, specifichiamo, è stata davvero positiva. Ma prima di introdurci all’interno dell’avventura, parliamo delle sue basi in linea generale: il concept, davvero originale, ci porta nei panni di Rosangela Blackwell, giornalista che da un giorno all’altro si
Il segreto dei Blackwell (in sintesi)
Oggi inizio parlandovi di una tazza, una tazza blu per la precisione. Oltre che essere un comodo arnese per le vostre colazioni, si tratta anche dell’icona del programma Adventure Game Studio, un tool versatile e relativamente semplice per la realizzazione di avventure grafiche: ebbene, da ex utente di questo affare, sono rimasto basito nello scoprire che ci fosse proprio lui dietro la serie di Blackwell, e soprattutto al riguardo del gioco di questa recensione, l’ultimo capitolo dal titolo Blackwell Deception. La sorpresa, specifichiamo, è stata davvero positiva. Ma prima di introdurci all’interno dell’avventura, parliamo delle sue basi in linea generale: il concept, davvero originale, ci porta nei panni di Rosangela Blackwell, giornalista che da un giorno all’altro si
trova a dover portare il pesante fardello di essere un ponte vivente tra il mondo mortale e l’aldilà, mica roba da tutti i giorni, insomma; ad aiutarla nel suo compito vi è uno spirito guida, un fantasma di nome Joey, il cui abbigliamento e le sue espressioni ne tradiscono la provenienza dagli anni ’40 – ’50, e che accompagna di generazione in generazione tutti i membri della famiglia, che poveretti ne sono usciti completamente folli. La nostra eroina però ha un carattere forte, ed ha utilizzato questo strano gioco di squadra per aiutare le anime perse a ritrovare il cammino verso la luce, impresa difficile ma mai impossibile: di sicuro l’affare diventa complicato quando, in questo caso, la vicenda diventa personale per entrambi. Un suo caro amico è stato assassinato e la vicenda che viene a delinearsi prende le linee di un vero e proprio giallo paranormale tra finte sensitive, fantasmi da recuperare e cattivi succhia energie. Altro preferirei non dire per evitare i classici spolieroni rovina gioco, perciò mi limito nel lodare una costruzione narrativa davvero solida, che seppur quasi sempre ancorata ai tradizionali binari del “compio una azione e vado avanti nella storia”, riesce a mantenere senza dubbio l’attenzione, arricchendo via via la vicenda di personaggi, luoghi e particolari, fino a giungere al climax finale.
Il passo del fantasma
Titolo in realtà da prendere con le pinze, dato che il nostro amico trasparente le gambe non le ha proprio: ma qui prendiamo lo spunto per osservare come i programmatori abbiano realizzato a livello di gameplay un qualcosa che è davvero raro e prezioso vedere al giorno d’oggi, ovverosia una giocabilità originale, strettamente legata alle meccaniche della trama. I due personaggi infatti avranno diverse caratteristiche da sfruttare a seconda della giusta occasione, in un insieme di azioni cooperative che regge e funziona con ottima precisione: mentre infatti con Rosangela potremo occuparci di faccende materiali, come interrogare i sospetti, prendere ed interagire con gli oggetti attorno a noi ed in alcuni casi combinarli, con lo spettrale Joey non avremo controllo sul reale, ma potremo accedere a posti proibiti attraversando le porte, osservare l’interno di armadi e cassetti e causare piccoli cambiamenti attraverso
la capacità di soffiare un vento spiritico verso un certo punto. Vi posso assicurare che controllare questo spirito è davvero divertente, soprattutto per un avventuriero navigato che è abituato a seguire spesso strade precise di cammino e limiti imprescindibili: qui si vola, si attraversano gli oggetti, si va oltre insomma. Le meccaniche sono utilizzate in maniera intelligente per tutto il corso dell’esperienza, e gli enigmi spesso sono risolvibili solo attraverso l’unione delle azioni dei due protagonisti: le prove che ci troveremo ad affrontare sono discretamente apprezzabili, non molto basate sull’uso di oggetti, pochi per un adventure e con forse solo una o due combinazioni, mentre spesso si fa leva sulla ricerca e sui dialoghi per poter proseguire, rintracciando magari un nome preciso od un particolare dimenticato; a volte pare un po’ lunghino come procedimento, ma la scrittura brillante lo rende comunque un passaggio piacevole. Si indaga dunque integrando al parlato momenti di pensiero logico, che in alcuni casi paiono un po’ riempitivi per il giocatore più navigato (i classici del tipo “posso entrare solo con una certa chiave o la ricerca di codici scritti come password o serie di numeri), ma che alla fine non stonano più di tanto, e sono di sicuro qui meglio usati che in tante altre produzioni ben più famose e presenti da tempo sul mercato. Per quanto riguarda le meccaniche non posso pertanto che concludere con un “tanto di cappello”, l’avventura prende, diverte e fa riflettere il giusto.
I sensi dell’umano
Magari ad un fantasma possono interessare relativamente , ma spesso gli esseri viventi, soprattutto se di genere nerd, si interessano a componenti quali grafica e sonoro. L’intero gioco è stato modellato con uno stile in pixel art che oltre a far sgorgare la classica lacrima di nostalgia rende perfettamente l’atmosfera dell’avventura, con un lavoro di modellamento di ambienti e personaggi che ammiro per la pazienza; io credo che al 244 pixel inserito sarei caduto in preda alle convulsioni. Quanto si passa al dialogo, gli interlocutori passano poi ad una schermata in sovraimpressione in stile cartone animato, un po’ alla Broken Sword, per intenderci. Ma se già l’aspetto visivo era notevole, non posso che elogiare la componente musicale, con una colonna sonora forte e ricca, che mescola generi e li adatta a seconda della giusta situazione, con il giusto accompagnamento jazzato nel seguire le parti del buon vecchio spirito Joey; al tal proposito, i suoni che scaturiscono da tale fantasma sono fantastici, li adoro tutti, dal “woom” leggermente percepibile ogni volta che cambia di direzione, al “wruuuam” ogni volta che passa attraverso ad una porta; inevitabile l’uso di un buon paio di cuffie.
Commento Finale




































































