#7 – Syndicate Wars, quando lavorare all’EuroCorp era un onore
Genere: Strategia
Effetti Positivi
Controindicazioni
Disclaimer Come prevedibile dopo aver letto il nome dell’autore, il seguente articolo è stracolmo di spoiler e di turpiloquio burlesco. Quindi, vedete di non rompere se vi sentite offesi/e e altro, capito? Leggendo la parola “Disclaimer” qui sopra e continuando a leggere avete rinunciato a farci causa davanti a 8 tipi diversi di tribunale, compreso [...]
Disclaimer
Come prevedibile dopo aver letto il nome dell’autore, il seguente articolo è stracolmo di spoiler e di turpiloquio burlesco. Quindi, vedete di non rompere se vi sentite offesi/e e altro, capito? Leggendo la parola “Disclaimer” qui sopra e continuando a leggere avete rinunciato a farci causa davanti a 8 tipi diversi di tribunale, compreso quello Sioux e quello Fikus. E ora andiamo in scena.
Tamarro 1: “Oh, cioè, ma che è stu Syndicate secondo te?”
Tamarro 2: “Boh, sarà il videogioco della Camusso. Però stu strunz co pistulon in copertina par’ bell.”
Questa scena di patetico…beh, patetismo, si è realmente verificata in una Feltrinelli, davanti allo scaffale dei giochi console. Complimenti EA e StarFikus studios o come vi chiamate, grande manovra di rilancio di un brand. E, detto fra noi, avrei preferito pienamente che avessero ragioni i truzzi e che il gioco fosse stato una specie di gestionale con i sindacati e le fabbriche. Che poi sindacato in inglese si dice (trade) union, ma lasciamo perdere e torniamo al gioco, va. E dove va? Affanc*lo, probabilmente. Direte voi, ma “Syndicate nuovo non è male, gli hai messo pure sette, perché ora dici che ti scazza?”…e vi dico io “la recensione deve essere un lavoro obiettivo, ma le rubriche sono un altro paio di maniche”. Per cui, vedete di leggervi pure le rubriche. E poi ci stava bene il gioco di parole squallido, non potevo farmelo sfuggire. Ripeto, il Syndicate nuovo è pure carino, di per sé…il punto è altrove, ora ci arriviamo. Qual è il problema del nuovo Syndicate, problema che non tange i nuovi arrivati ma colpisce di certo i vegliardi? Sfrutta una licenza grandiosa ma insabbiata dal tempo, smontandola onde ricomporla malamente sull’ossatura di un fps, per poi tirarne fuori una trama prevedibile e quasi offensiva che si chiude con l’assalto finale ai nostri datori di lavoro dell’EuroCorp. Nulla di male per i neofiti, per carità. Un insulto alla propria carriera per i giocatori di vecchia data. E allora io me ne torno nel mio bell’ufficio con la scrivania tondeggiante e la lampada verde, ricordandomi di quando era un onore lavorare per l’EuroCorp. In Syndicate Wars. RVM, poi blateriamo un altro po’.
Syndicate e…Cindy Gate. Cosa???
Il mio primo impatto con la stramitica serie Bullfrog non fu col citato secondo e più cyberpunkoso episodio, ma col precedente (del quale Molyneux in persona era produttore, quando era meno cazzaro seppur ugualmente sborone). Fu una breve partita in fase di osservatore, ma il giuoco sembrava molto interessante, nei suoi toni cromatici marronastri – senza però evocare la diarrea – e nella crudezza dell’azione pistolera. Ma, purtroppo, non ne compresi il nome. Tornando a casa, uno degli amici a cui lo chiesi – lo stesso allegrone citato in questo episodio del podcast in ambito Colin McRae Rally – mi fa “è Cindy Gate”, scrivendomelo anche su un foglio con tale grafia. La cupa tregenda è che non trattavasi di scherzo, ma davvero di un mix estremo di sbroccamento, sordità e analfabetismo in tre o più lingue. In ogni caso, gli interrogativi su chi cavolo fosse questa Cindy mi perseguitarono per almeno una settimana, finché non furono fugati da un più attento esame della scatola del gioco. Non sentii più parlare del gioco medesimo per un bel po’, finché, sul PC di un amico, apparve Syndicate Wars. Nel gruppo abituale di gioco fummo tutti rapiti dal taglio ancor più cupo dato all’ambientazione, in un mondo dove ognuno aveva il suo bel chip per il controllo della percezione piantato nella cocuzza e la lotta tra l’EuroCorp e i fanatici della Chiesa della Nuova Epoca si faceva strada in un escalation sanguinosa. Il gioco ci permetteva di entrare nei panni di un executive di una delle due fazioni, ma parleremo solo della prima perché i fanatici religiosi fluttuanti facevano cordialmente cagare. Nel ruolo di funzionario EuroCorp, avevamo a disposizione un discreto numero di agenti “zombizzati”, a mollo nelle vasche criogeniche e pronti ad essere scongelati tipo stoccafisso per affrontare pericolose missioni. Dopo una breve fase di management, nella quale potevamo equipaggiare i nostri droni umanoidi con armi e protesi cibernetiche nonché far ricercare nuovi gingilli killer dal nostro fiero dipartimento R&D, ci toccava l’azione vera e propria: si scendeva in campo in una qualsiasi città del globo – tutto in visuale isometrica e fieramente in novello 3D – per uccidere qualcuno, far esplodere qualcosa o scortare scienziati dalle tendenze inaspettatamente suicide.
Sindacando…
Il gameplay era totalmente non immediato, ma alla lunga capace di dare molte soddisfazioni. Si controllava tutto col mix mouse e tastiera, cliccando allegramente qui e lì per far spostare i nostri agenti, usualmente in un party di quattro. Il tutto diventava più duro sulla Playstation – guarda caso, la versione che avevo io – dove, non essendo in possesso del topo di caso Sony, si andava a tutto joypad. Le missioni erano sempre molto varie, e soprattutto approcciabili in molti modi diversi: sia il fanatico dello stealth che l’amante delle buzzurrate con laser alla mano, non potevano che rimanere più che soddisfatti. Ogni ambiente era pienamente devastabile: auto, cancelli, GRATTACIELI (sì, non scherzo) era completamente abbattibili, con buona pace del piano regolatore comunale. Esplorare e devastare erano atti che premiavano il giocatore, il quale poteva trovare bonus e segreti dalle macerie di palazzi e caveau distrutti. Si potevano anche rubare e guidare i vari veicoli viaggianti per le strade cittadine.
La schermata equipaggiamento, con la pistola in bella mostra e soprattutto in tutta la sua compatta portabilità
Era leggendario il doppiaggio in italiano, con gli agenti (tutti con la stessa voce, sarà stato il chip cerebrale, boh) che leggevano ad alta voce il nome dell’arma selezionata: e l’urlo di “PISTOLA!” all’indirizzo di un qualsiasi fantomatico avversario, manco fossimo stati in un sobborgo milanese, era bizzarramente esaltante. Che poi la traduzione era sempre un pelo buffona: in originale, la “pistola” era una minigun, ossia una mitraglia a canna multipla…e dunque, il fesso di turno diceva sempre “se questa è la pistola, che sarà il lanciarazzi?”. Ecco, esteticamente faceva spruzzare pupù: era una specie di tubo curvato, a metà tra uno scarto di produzione idraulica, un pene dopo un calcio volante subito e un attrezzo per giocare a pelota basca (che alcuni chiamano pelota basket). Mitico, nella sua sorprendente amarezza, il momento della prima visualizzazione della sequenza di game over: dopo una rassicurante chiamata dagli “amichevoli” vertici EuroCorp, il nostro ufficio veniva fatto esplodere con noi dentro, rei di aver sprecato miliardi e rovinato la reputazione della corporazione, il tutto mostrato con la stessa qualità del filmato iniziale…che perfettamente ci faceva entrare nel tetro mood del futuro prossimo. La cupa e spigolosa grafica, restava efficacissima anche – o forse soprattutto – durante le missioni vere e proprie. E il tutto era reso ancor più evocativo e immersivo dalla colonna sonora, minimalistica e inquietante al tempo stesso.
E il finale…l’emozione della missione sulla Luna, al fine di salvare il mondo così faticosamente conquistato, aveva un sapore di tensione e pericolo difficilmente descrivibile…come anche la sequenza finale da facepalm, in cui vedevamo un primo piano dell’agente tutto felice e realizzato. Tre secondi di CG, poi titoli di coda. Mapporc. Ma almeno sapevamo che il mondo era ancora in mano nostra.
EDIT DELL’ULTIM’ORA
Scopro che tal giochillo è sul PSN da circa 4 anni. Il fomento sale.

















































