Casual Time – Verminator – La Derattizzazione
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Mai pensato di mettere su un impresa di derattizzazione? Tra voi lettori, chi sognava da bambino di fare il derattizzatore? Credo che “Mr Verminator” l’eroe di questo gioco aveva esattamente questo sogno nel cassetto ancora prima che gli crescesse la peluria sul viso, barba che è evidentemente cresciuta grazie ad ottimi impacchi di cacca di piccione. Ok, chi di voi non sapeva che per farsi crescere la barba ci vuole la cacca di piccione? Lasciamo stare e parliamo di topi, ratti, pantegane, di uno degli animali più prolifici, con più alta capacità di adattamento che esista sulla faccia della terra, gli intelligentissimi mammiferi dalla coda lunga e senza pelo. Gli infestanti sono arrivati anche su GamersCritic.it e ora sul vostro Pc grazie alla rubrica passatempo – Casual Time- bisettimanale e doppiamente inutile. Piace così.
In ogni caso andiamo avanti: i topi, il formaggio e lo scenario sono accidenti per metterci davanti a situazioni da risolvere. E’ un gioco di logica! L’obiettivo è quello di uccidere tutti i topi presenti nel livello, creando noi stessi trappole per gli sventurati mammiferi che se ne stanno fermi e quieti a fissarci con i loro occhietti iniettati di sangue. Confesso che dopo una mezz’oretta di gioco, la cosa inizia a farsi inquietante. Non so se mi spiego, queste bestiole se ne stanno lì, occhi rossi e sbarrati tanto da farle sembrare incrociate con piranha, e noi dobbiamo attirarle dalla parte che ci conviene per ucciderle, annegandole o facendogli cadere barili in testa o ancora piazzandogli mini-bombette a corto raggio, a portata di zampa. La sensazione di inquietudine dura giusto un attimo, il tempo di incrociare lo sguardo, ma provate questo gioco per un po’, dategli il tempo di arrivare almeno al settimo livello, e poi venite a dirmi se ha colto anche voi o meno.
I due tipi di formaggio a disposizione devono essere sapientemente piazzati. Il tipo verde è quello rancido che fa spostare il bestio che si trova nella sua scia di puzza, nel verso opposto a quella da cui proviene il fetore. Il ratto si ferma non appena l’alone di puzza non sarà più percepibile, cosa visualizzata da una striscia colorata fluttuante. Il genere giallo, sembra essere classica groviera, fa spostare il topo verso la stessa e lo fa fermare esattamente dove l’avevate fatta cadere. Questo è tutto, il resto sono tattiche da vedere sul momento. Se usate al meglio gli elementi presenti nel gioco, ad esempio assi mobili, e li combinate a fattori di meccanica, come leve, vi ritrovate a mano catapulte rudimentali, perfette allo scopo che può essere quello momentaneo di piazzare al posto giusto un pezzo di formaggio o quello finale di far cadere un ratto in trappola. Occhio al numero di latticini, all’inizio è facile che ne avanzino, ma andando avanti non sarà così semplice trovare il modo di spostare tutti i ratti dove conviene e diventa quindi necessario inventarsi morti fantasiose per completare il livello.
In generale
Provare questo gioco vi farà tenere a mente che la prossima volta che qualcuno vi domanda cosa volete fare da grandi oppure vi chiede: – E dopo la laurea che cosa vuoi fare, caro/a?-, potete sempre rispondere: Il DERATIZZATORE! Anzi, vi consiglio caldamente di provare.
Avete partecipato alla seconda uscita di Casual Time, la seguente è tra due settimane, non dimenticate quindi l’ “inutile”appuntamento con Casual Time! Se vi ha strappato almeno un sorriso anche uno piccolo, smozzicato, un lieve fremito di baffo, un arriccio dell’angolo della bocca, ma anche un occhio sbarrato, un sopracciglio alzato, un secondo di divertimento, il rimando di un attimo delle vostre occupazioni quotidiane, allora meglio così. La cultura, anche quella che si prova a fare con giochi elettronici, non ha bisogno di spiegazioni di utilità, è quanto serve.
Ora che vi saluto, mi è tornato alla mente Charlie Chaplin :
“Più che macchinari, ci serve umanità; più che abilità, ci serve bontà e gentilezza. Senza queste qualità la vita è violenza e tutto è perduto. [..] Voi non siete macchine, voi non siete bestie: siete uomini!”. Chissà perché. Alla prossima!



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